Recensione: Gli Incredibili 2

Ci sono pochissimi registi nell’animazione mainstream che possono permettersi di avere un controllo pressoché totale sulle loro opere, e Brad Bird è uno di essi. Non è un caso se il suo è il nome più citato all’interno dell’industria quando si vuole indicare un esempio di qualità, un maestro a cui guardare. Nonostante sia dichiaratamente contrario alla valanga di sequel e remake che vengono prodotti a Hollywood, Bird si è finalmente lasciato convincere dalla Pixar a realizzare Gli Incredibili 2, un’opera che poteva essere un vero azzardo. Se all’epoca il primo film brillava per originalità, replicare oggi, dopo dieci anni in cui è uscito al cinema praticamente un cinecomic a settimana, era un’impresa praticamente impossibile.

Forse è stato proprio questo ad attrarre il regista, ma bisogna premettelo fin dall’inizio: Gli Incredibili 2 non ha, e non può avere per forza di cose, la carica di inventiva che aveva il primo capitolo. La pellicola si inserisce nel genere supereroistico moderno in maniera organica, e proprio in questo forse risiede la sua grandezza. Nonostante sia l’epoca del boom dei cinecomics, nonostante dieci anni di cine-fumetto, non c’è stato neanche un film originale di supereroi in animazione, fatta eccezione per le parodie come LEGO Batman e per il disneyano Big Hero 6, in cui in fondo la parte action era solo un contorno.

Gli Incredibili 2 non è la versione per bambini di un film d’azione. È un film d’azione. Fatto a cartoni. Non sfigurerebbe affatto all’interno della filmografia Marvel e neppure per un momento vira verso la parodia del genere o verso una semplificazione. Insomma, Gli Incredibili 2, laddove film come Zootropolis o Big Hero 6 finivano per essere la versione “più facile” del proprio genere, si prende sempre sul serio e fa ciò che Bird sa fare meglio: non si piega al livello dello spettatore, ma mira ad elevarlo a quello del filmmaker.

Messa così, tuttavia, sembrerebbe un voler rincorrere la presunta superiorità del live action avvicinandoglisi il più possibile. E invece no. Brad Bird non dimentica mai di star lavorando con l’animazione: da regista che ha una padronanza del mezzo probabilmente superiore alla media, sa benissimo (e ce lo fa capire) che i suoi personaggi sono cartoni animati e ne sfutta tutte le potenzialità appieno in ogni scena. E così, la risoluzione di un combattimento può essere benissimo Jack-Jack che assume dimensioni gigantesche per schiacciare l’avversario, perché nel reame dell’animazione tutto è possibile.

La recensione del corto Bao

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