Recensione: Your Name. di Makoto Shinkai

 

In questi due giorni (24-25 gennaio) potrete trovare al cinema un nuovo capolavoro dell’animazione. Si tratta di Your Name, l’ultima fatica di Makoto Shinkai, già regista di 5 cm al Secondo, Il Giardino delle Parole e Viaggio verso Agartha.

L’anime è distribuito da Dynit e Nexo Digital, e arriva da noi sulla scia di un successo senza eguali sia in Giappone che all’estero. Ha infatti scalato la classifica degli anime più redditizi a livello internazionale fino a raggiungere il primo posto, superando il capolavoro dello Studio Ghibli La città incantata, diretto da Hayao Miyazaki.

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Quel giorno in cui sono cadute le stelle è stata come… Come una visione dentro a un sogno, niente meno di questo. Uno spettacolo magnifico.

Makoto Shinkai (insieme a Mamoru Hosoda) rappresenta ormai il nuovo volto dell’animazione giapponese. Si è distinto fin dal suo esordio con corti autoprodotti come Lei e il gatto e Voices of a distant star, dove già mostrava la sua capacità inedita di raccontare i sentimenti con una semplicità, una delicatezza e un rispetto unici; senza avere paura però di far svoltare la storia verso la fantascienza e il fantastico. Questi due temi saranno sempre al centro della sua narrativa, ma Your Name va oltre, li unisce e li accomuna in maniera nuova, sorretti da una storia che nasconde molto di più di quello che vuole far apparire.

Capita in più punti di avere l’impressione che il film stia per finire, ma questo possibile punto debole è quasi solo apparente. Subito dopo accadrà qualcosa che trasformerà completamente tutto quello che avete immaginato fino a quel momento. La grandezza del film è qui, in questa capacità di sembrare scontato, ma non esserlo; di farti capire per poi ingannarti. Shinkai fa finta di accompagnarci in una direzione, per poi prendere tutto quello che si è pensato fino a quel momento e buttarlo via in maniera sorprendente.

Su questi snodi fondamentali si nota la bravura nel passare da un genere all’altro con incredibile naturalezza: iniziando dal classico film giapponese adolescenziale si passa poi per sketch comici, intermezzi musicali, parentesi sentimentali e concludere nel più puro fantasy/fantascientifico. Vi è una compresenza di generi diversi che non solo non stona minimamente, ma riesce a dare un pregio ulteriore al film e ne sottolineano l’attenta scrittura. La sceneggiatura rimane infatti il punto più forte del film, una storia che riscrive sempre se stessa, che riesce a rivoluzionarsi rimanendo nella sua cornice perfettamente coerente.

L’animazione tiene testa alla storia, portando ad un livello superiore il già riconoscibile stile visto nei precedenti lavori, come Il Giardino delle Parole. Una gestione attentissima delle luci e dei colori, che sanno essere estremamente vividi come morbidi, accompagnano tutto il film, ingioiellate da sequenze in time-lapse che restano impresse per il loro fotorealismo.

Chi conosce i suoi precedenti lavori riuscirà a rivederci tutto: la struggente intimità di 5 cm al secondo, il mondo magico di Agartha, la fantascienza dei primi lavori, l’intimità de Il Giardino delle Parole. Shinkai aveva già parlato di tutto questo, ma sembra che ora abbia conosciuto veramente il nome di ciò che voleva dire:

Come ti chiami?

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Your Name vede protagonisti i giovani Mitsuha e Taki. Mitsuha è una studentessa che vive in una piccola città rurale e desidera trasferirsi a Tokyo, nella grande metropoli dove ogni sogno si può realizzare. Taki è uno studente di liceo che vive proprio a Tokyo, ha un lavoro part-time in un ristorante italiano, ma vorrebbe lavorare nel campo dell’arte o dell’architettura. Una notte, Mitsuha sogna di essere un giovane uomo, si ritrova in una stanza che non conosce, ha nuovi amici e lo skyline di Tokyo si apre dinnanzi al suo sguardo. Nello stesso momento Taki sogna di essere una ragazzina che vive in una piccola città di montagna che non ha mai visitato. Ma quale sarà il segreto che si cela dietro questi strani sogni incrociati?

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