Chi ha incastrato Roger Rabbit, quando il noir incontra animazione e commedia

In ambito artistico, con “tecnica mista” si indica quella tecnica di realizzazione di un’opera che prevede l’impiego di materiali, mezzi e metodi di vario genere. 
In particolare nel mondo del cinema un film viene definito a tecnica mista quando sono presenti contemporaneamente personaggi in carne ed ossa e cartoni animati.

Sin dalla nascita del cinema, molti sono stati i film in tecnica mista che sono stati girati negli anni, a partire dai cortometraggi di inizio ‘900 come The Enchanted Drawing o Humorous Phases of Funny Faces dove un disegnatore interagisce con disegni, fino a giungere ai giorni nostri.

Molti sono i film che hanno usato o usano ancora oggi la tecnica mista, ma la pellicola dove la fa da padrone è senza dubbio Chi ha incastrato Roger Rabbit (Who Framed Roger Rabbit).

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Hollywood, 1947. Nella città del cinema convivono esseri umani e cartoni. Il detective privato Eddie Valiant (Bob Hoskins) sempre in bolletta ed alcolizzato, viene incaricato dal proprietario degli studi di animazione R.K. Maroon di indagare sulla presunta relazione tra Jessica Rabbit, moglie di Roger Rabbit, e Marvin Acme, titolare della ACME Corporation, società proprietaria del terreno dove sorgono gli studios.

Dopo aver mostrato a Roger Rabbit le foto in Jessica e Marvin sono impegnati in un gioco da bambini – segno di tradimento per un cartone – il proprietario di Cartoonia viene trovato morto. Tutti gli indizi conducono a Roger Rabbit, sulle cui tracce vi è lo spietato giudice Morton (Christopher Lloyd).

Il coniglio si rivolge a Eddie Valiant per dimostrare la sua innocenza. Indagando, suo malgrado il detective scoprirà di avere a che fare con un caso ben più intricato di quello che credeva e scoprirà una sconvolgente verità.

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Diretto da Robert Zemeckis – regista di Ritorno al futuroChi ha incastrato Roger Rabbit è prodotto dalla Touchstone Pictures in collaborazione con la Amblin Entertainment di proprietà di Steven Spielberg. Il film è ispirato al romanzo Who Censored Roger Rabbit? di Gary K. Wolf ed è l’unica occasione (almeno fino ad ora) dove si ritrovano insieme i personaggi dei cartoni animati di vari studios (Disney, Warner Bros., Metro-Goldwin-Mayer, Paramount Pictures, Universal Studios), tutti animati da Richard Williams.

La pellicola arrivò al cinema nel 1988, ma già nel 1982 la Disney aveva acquisito i diritti del romanzo con l’intento di farne un film. La sceneggiatura venne affidata a Jeffrey Price e Peter S. Seaman, mentre per la regia la Disney contattò Terry Gilliam, il quale rifiutò poiché riteneva il progetto troppo difficile da realizzare (fu una decisione di cui in seguito si pentì). Dopo aver scartato in un primo momento Robert Zemeckis a causa della sua direzione di film di scarso successo al botteghino, la Disney tornò sui suoi passi dopo il successo di Ritorno al futuro e All’inseguimento della pietra verde.

Con un budget iniziale di circa 50 milioni di dollari, poi ridotto a 29,9 l’allora amministratore delegato della Disney Michael Eisner affidò il ruolo di produttori a Frank Marshall, Steven Spielberg e Kathleen Kennedy. Fu grazie a Spielberg e agli accordi presi con le varie case di produzione se nel film compaiono molti dei personaggi dei cartoni animati, anche se non si riuscì ad inserire Braccio di Ferro, Casper e Tom & Jerry.

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Come ogni successo che si rispetti, la gestazione fu molto lunga. Per scrivere la storia vennero assunti Jeffrey Price e Peter S. Seaman, i quali si ispirarono ai cartoni Disney e di Robert Clampett, animatore e regista Warner Bros. La sceneggiatura subì molte modifiche, basti pensare che in una delle prime versioni Roger Rabbit veniva ucciso in una sparatoria tra il giudice Morton e Eddie Valiant. Venne anche contattato Sting per scrivere una canzone a riguardo, The Lazarus Heart, inserita poi dal cantante nel disco Nothing Like the Sun poiché la scena fu eliminata.

Inoltre i due sceneggiatori ripresero alcuni elementi direttamente dalla sceneggiatura del secondo sequel della serie di Chinatown; pellicola mai realizzata a causa dei pessimi risultati al botteghino del secondo film della serie, Il grande inganno.

Prima della creazione del malvagio giudice, i due autori pensarono a Jessica Rabbit e poi a Baby Herman come antagonisti del film. Lo stesso Morton inizialmente risultava diverso da come si vede nel film, infatti oltre ad un avvoltoio animato su una spalla possedeva una valigetta con 12 canguri animati che lo aiutavano nel suo lavoro di giudice. Essi furono tutti personaggi cancellati per problemi di budget. In una versione successiva l’antagonista era aiutato da sette faine e dai sette nani. Anche questa idea venne modificata: i nani scomparvero e le faine divennero cinque. Infine, originariamente il giudice era in realtà il cacciatore che uccide la madre di Bambi, idea scartata a causa della contestazione della Disney.

Tra le idee eliminate sono da annoverare la scena del funerale di Marvin Acme con la presenza di molti cartoni, inclusi Superman e i personaggi della serie Braccio di Ferro, tagliata a causa del non raggiungimento di un accordo con le case proprietarie dei diritti dei personaggi. A questa va aggiunta una sequenza realizzata ma non inclusa nel montaggio finale dove il personaggio di Bob Hoskins torna al locale dove canta Jessica Rabbit, e catturato dal giudice e dal gorilla Bongo viene portato a Cartoonia dalle faine dove gli viene attaccata sulla testa una maschera animata a forma di maiale, che si sarebbe tolto una volta giunto a casa. Tale scena si collocava poco prima dell’arrivo di Jessica Rabbit nell’ufficio del detective.

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Completata la sceneggiatura, la lavorazione poté entrare nel vivo, ma si palesò un nuovo problema. Il direttore artistico Richard Williams si rifiutò di lavorare a Los Angeles a causa di divergenze con la Disney, così la produzione venne spostata agli Elstree Studios di Hertfordshire, in Inghilterra. L’accordo tra le parti venne raggiunto durante la lavorazione del film: Williams avrebbe lavorato a Chi ha incastrato Roger Rabbit ed in cambio lo avrebbero aiutato a distribuire il suo film incompiuto The Thief and the Cobbler.

La produzione della pellicola era così divisa tra Londra e Los Angeles, dove le riprese si svolgevano sotto la supervisione di Dale Baer. A causa degli innumerevoli effetti speciali e delle animazioni il budget salì fino a 40 milioni di dollari, tanto che la Disney pensò di cancellare il film. Fu solo grazie all’intervento di Jeffrey Katzenberg che la lavorazione poté continuare. Una scelta più che adeguata, visto che Chi ha incastrato Roger Rabbit fu un grandissimo successo a livello mondiale con un incasso di circa 329 milioni di dollari, che lo fece divenire all’epoca il 20° film più redditizio della storia del cinema ed il secondo più visto del 1988 dopo Rain Man – L’uomo della pioggia.

Inoltre la pellicola fu un enorme successo di critica – è raro trovare una recensione negativa – e venne candidato a ben 6 Premi Oscar, vincendo quelli per il miglior montaggio ad Arthur Schmidt, miglior montaggio sonoro a Charles L. Campbell e Louis L. Edemann, migliori effetti speciali a a George Gibbs, Richard Williams, Ken Ralston e Ed Jones. A questi va aggiunto l’Oscar Speciale a Richard Williams per la creazione e direzione delle animazioni.

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Il successo di Chi ha incastrato Roger Rabbit lo si deve principalmente a tre fattori: sceneggiatura, regia e cast. La storia scritta da Price e Seaman oltre ad essere divertente e coinvolgente riesce ad unire commedia e noir. Perché la pellicola diretta da Zemeckis presenta tutti gli elementi tipici del genere. Non è un caso che il protagonista sia un detective solitario che lavora da solo, che beve molto whiskey, taciturno e sempre al verde. Sono inoltre presenti la femme fatale (la sensuale Jessica Rabbit), ombrosi locali notturni e un caso facile da risolvere solo in apparenza. 

Per quanto riguarda la regia di Robert Zemeckis, il cineasta in questo film dimostra ancora una volta tutta la sua bravura. Il regista riesce a portarci nel pieno della vicenda soffermandosi sulle espressioni dei protagonisti o sui dettagli del film. Una regia pulita anche nei momenti frenetici, che riesce a far gustare allo spettatore ogni singolo secondo.

Ma senza dubbio il valore aggiunto a Chi ha incastrato Roger Rabbit sono il compianto Bob Hoskins e Christopher Lloyd. L’interprete di Eddie Valiant riesce a restituire un personaggio incapace di riprendersi dalla morte del fratello, per cui si sente responsabile. Un uomo che si rifugia nella bottiglia e che ha perso il sorriso, incapace di reagire, che si trascina attraverso i giorni. Vedere Christopher Lloyd, che per tutti è sempre stato lo strampalato Doc di Ritorno al Futuro, nel ruolo del villain è destabilizzante, ma l’attore dà sfoggio della sua bravura nell’interpretare un giudice tanto inquietante quanto psicopatico. 

Chi ha incastrato Roger Rabbit è uno di quei prodotti che in breve tempo ha conquistato il pubblico ed è divenuto un cult, anche grazie ai suoi dialoghi e battute rimasti celebri (su tutti, la frase pronunciata da Jessica Rabbit: “Io non sono cattiva; è che mi disegnano così”). Un classico assolutamente da recuperare, se non lo avete mai visto.

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