Recensione: Testa o cuore

Si torna a parlare di emozioni in casa Disney. E stavolta, dopo lo straordinario Inside Out della Pixar, sono i Walt Disney Animation Studios a portarci all’interno del corpo umano per svelarcene il funzionamento.

L’annuncio di un corto come Inner Workings (oppure Testa o Cuore, come è chiamato nella versione italiana) poteva lasciare inizialmente interdetti, non solo per la presenza ingombrante del confronto con il capolavoro di Pete Docter, arrivato al cinema appena l’anno scorso, ma anche perché entrambi si ispirano allo stesso modo ad un’altra opera Disney, ovvero il cortometraggio bellico Reason and Emotion. Ancora una volta però la Disney riesce a sorprendere, dando a Inner Workings un’anima tutta sua ed evitando così il confronto diretto con i predecessori. Il regista Leo Matsuda è infatti abilissimo nell’assorbire diverse influenze (tra quelle citate da lui stesso: Ward Kimball, Wes Anderson e i Muppet), fondendole con la propria storia personale in modo originale e divertente.

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Inner Workings racconta la mattinata tipo di un impiegato di nome Paul, che ricorda sia nella caratterizzazione che nell’aspetto lo stesso Matsuda. Mentre il cervello lo spinge razionalmente verso il suo monotono lavoro e i suoi doveri, il cuore vorrebbe “prendere le redini” e correre in spiaggia a svagarsi. Il corto è davvero esilarante, soprattutto per la gag ricorrente delle tragedie che potrebbero capitare al povero Paul se decidesse di ascoltare il cuore invece che la testa. Nella migliore delle tradizioni Disney, comunque, per ogni risata c’è anche una lacrima, e la semplice morale proposta è toccante al punto da suscitare una riflessione.

Tuttavia, l’aspetto più interessante è senza dubbio quello grafico e dell’animazione, soprattutto perché per la prima volta il design si discosta notevolmente dal canonico “stile Disney” in CGI che ci siamo abituati a vedere al cinema negli ultimi anni. I personaggi sono infatti molto stilizzati e geometrici e anche i loro movimenti sono ben lontani dalla realtà, giocando tutto sullo slapstick e sulle gag fisiche. Interessante quindi notare come quest’opera sia esattamente agli antipodi del cortometraggio Pixar del 2016, Piper, che fa del fotorealismo e dei movimenti incredibilmente fedeli al reale i suoi punti di forza. Inner Workings è un bel reminder del fatto che l’animazione (soprattutto quella in CGI) non deve “sembrare vera” per essere ben fatta. È impossibile insomma sfruttare appieno le potenzialità di quest’arte, se non si apre la porta alla varietà di tecniche e di stili.

Leggi la recensione di Oceania

La colonna sonora del corto:

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3 risposte a “Recensione: Testa o cuore

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