Recensione: La mia vita da Zucchina

Visto in anteprima a Lucca Comics & Games 2016

Chi si occupa di animazione, e in particolare di animazione occidentale, deve spesso affrontare un grosso pregiudizio, quello che riduce questa forma d’arte a un “genere” destinato al solo pubblico dei bambini. La verità è che con l’animazione si può fare davvero qualsiasi cosa (e in un certo senso la situazione sta sicuramente migliorando), ma sono ancora pochi gli studi che riescono a fare film anche per bambini, e si contano sulle dita di una mano quelli che propongono pellicole animate per adulti. D’altra parte, trovandoci nell’industria del consumismo, assistiamo anche a una sorta di paradosso per il quale nonostante i cartoon siano pensati principalmente per i piccoli, spesso e volentieri non c’è veramente l’intenzione di ascoltare la loro voce, le loro problematiche, i loro desideri. In poche parole si spera semplicemente che il bambino si diverta abbastanza da voler comprare il pupazzo o l’action figure una volta uscito dal cinema.

Eppure la vita e la psiche dei bambini e l’infanzia in generale non sono così semplici da raccontare, e per fortuna che esistono film come La mia vita da Zucchina che ogni tanto ce lo ricordano. I protagonisti della pellicola in stop motion di Claude Barras sono loro malgrado piccoli adulti, costretti a crescere troppo in fretta a causa delle circostanze in cui li ha portati la vita. Dal protagonista Icare (ma preferisce essere chiamato Zucchina), rimasto tragicamente orfano, fino alla combattiva Camille, che non perde mai l’ottimismo nonostante sia alla mercé di una perfida zia, ogni bambino è caratterizzato da una storia angosciante che lo ha portato nell’orfanotrofio dove si svolge gran parte dell’azione.

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Sono impressionanti la crudezza, la semplicità e il distacco con i quali questi ragazzini raccontano le loro storie: storie tremende di suicidi, abbandoni e abuso sessuale. Non ci sono filtri in La mia vita da Zucchina: la realtà viene esplorata fino ai suoi angoli più oscuri e disumani. Il tutto però viene narrato con estrema delicatezza e in un certo senso anche con la spensieratezza che viene dall’innocenza, perché a parlare sono in fondo dei bambini alle prese con qualcosa di più grande di loro, che non potendo essere spiegato finisce per normalizzarsi e diventare solo un fatto tra i tanti della vita. E soprattutto sono bambini che, pur essendosi piegati, non hanno perso la sete di amore e il desiderio di tornare a fidarsi del mondo degli adulti. È una grossa lezione quella del regista Barras e della sceneggiatrice Céline Sciamma, che trattano l’infanzia violata con estremo rispetto, riuscendo a mostrare l’orrore attraverso la gioia e in ultimo lasciando un messaggio di fratellanza, che si concretizza nella foto ricordo che i bambini scattano tenendosi per mano, quando capiscono di essere diventati una famiglia.

E c’è anche un altro piccolo miracolo assolutamente da non sottovalutare, che questa volta riguarda l’aspetto tecnico della pellicola. Alla base di un film d’animazione per bambini, soprattutto per quanto riguarda il mercato occidentale, c’è oggi la creazione di personaggi “appealing”, dalle forme tondeggianti e rassicuranti, con grandi occhi e colori caldi. Personaggi pronti per essere trasformati in pupazzi e bambole. In La mia vita da Zucchina, invece, i personaggi sono esteticamente brutti. Non hanno nulla di appealing e non attirerebbero mai un bambino se messi sullo scaffale di un negozio di giocattoli. Questo è un messaggio potente, forte e chiaro, perché l’espressività raggiunta da queste marionette di plastilina (il film è realizzato con la tecnica claymation) è incredibile. Riducendo al minimo il movimento del corpo e focalizzando l’attenzione sul viso e sugli occhi, Barras infonde un’anima ai suoi personaggi, dimostrando che è possibile commuoversi, emozionarsi, innamorarsi, ridere e piangere anche quando ci troviamo davanti a personaggi brutti. E questa è in fondo una delle magie dell’animazione.

La mia vita da Zucchina conosce bene le sue carte, sa quale tipo di prodotto per bambini è il suo avversario, e proprio per questo gioca con maestria la partita diventando automaticamente uno dei film animati più interessanti dell’anno.

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