Doctor Strange, la recensione

Era il luglio del 1963 quando sulle pagine di Strange Tales Vol. 1 fece la sua prima apparizione il Doctor Strange, potente stregone supremo dell’universo Marvel. Ideato da  Steve Ditko – autore di testi e disegni – il personaggio è il principale protettore della Terra contro minacce di natura magica e mistica e da giovedì 26 ottobre arriverà nelle sale italiane grazie all’omonimo film che vedrà Benedict Cumberbatch nei panni del protagonista.

Stephen Vincent Strange è un rinomato neurochirurgo di New York. La carriera del dottore giunge prematuramente alla conclusione a causa di un terribile incidente d’auto avuto mentre si reca ad un convegno. Come conseguenza dello schianto il medico riporterà danni così gravi ai nervi delle mani da impedirgli di tornare ad operare. Rifiutandosi di non poter tornare in sala operatoria Strange cercherà ogni cura possibile, sino a decidere di recarsi sul monte Himalaya per incontrare un vecchio eremita noto come l’Antico, l’unico in grado di guarirlo.

Giunto finalmente al monastero, Strange inizierà l’addestramento che gli permetterà di conoscere i segreti delle arti mistiche e della magia. Sotto la guida dell’Antico e del Maestro Mordo l’ex chirurgo apprenderà velocemente segreti di un mondo di cui ignorava l’esistenza. Ma il mondo intero è in pericolo poiché Kaecilius, vecchio allievo dell’eremita, è intenzionato a portare nella nostra dimensione il temibile Dormammu, signore della Dimensione Oscura. 

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Da che mondo è mondo quando avviene un qualcosa che non può essere spiegato usando la ragione o la scienza l’unica alternativa che ci rimane è la magia. E proprio la facoltà di saper controllare le forze della natura è alla base del film Doctor Strange.

Nella pellicola diretta da Scott Derrickson e scritta dal lui stesso in collaborazione con C. Robert Cargill veniamo catapultati in un mondo in cui le leggi della fisica non valgono, o meglio vengono distorte seguendo il volere del mago che fa uso dei suoi poteri. La realtà in cui Stephen Strange si ritroverà è completamente opposta a quella che ha sempre conosciuto, lui che è un uomo di scienza verrà a contatto con un sapere che gli aprirà gli occhi a nuovi mondi e realtà.

Proprio il dualismo tra scienza e magia, tra razionale e illogico è alla base del film, e Stephen Strange rappresenta le due facce della medaglia. Se all’inizio abbiamo un uomo che fa della medicina prima la sua ragione di vita e poi la sua unica via per la guarigione, dopo non poche difficoltà in un secondo momento capirà ed abbraccerà l’esistenza di varie realtà e di come esistano forze che non possono essere spiegate con la ragione.

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Assistiamo così all’evoluzione di un uomo che ha tutto, o almeno crede di avere tutto, che a causa di un errore perderà la sua unica ragione di vita e che troverà il suo vero io solo dopo aver capito quale sia il suo scopo. Strange è un uomo ed un medico arrogante, egoista, egocentrico ed orgoglioso che comprenderà i suoi errori ed il suo egoismo solo grazie all’Antico che riuscirà ad aprirgli gli occhi con il suo addestramento.

La caratterizzazione del Doctor Strange è uno dei punti di forza del film, che riesce a restituirci il personaggio che tutti conosciamo – anche se vengono eliminati il vizio dell’alcool e il suo essere donnaiolo – sia nella sua arroganza di medico che nella caparbietà di mago. Il tutto reso alla perfezione dalla grande prova recitativa di Benedict Cumberbatch.

Stesso discorso vale per i personaggi dell’Antico e di Mordo. I due maghi risultano essere tanto interessanti quanto misteriosi e le interpretazioni di Tilda Swinton e Chiwetel Ejiofor sono più che convincenti.

Purtroppo ciò non vale per il villain di turno. Se la prova attoriale di Mads Mikkelsen è incredibile, non si può dire lo stesso per il personaggio che interpreta. L’attore danese dà prova del suo talento innato portando sullo schermo un uomo così consumato dal dolore che si è convinto che l’oblio eterno sia l’unico modo per salvare tutti. Purtroppo però il personaggio di Kaecilius manca di carisma ed incisività.

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La sceneggiatura, come spesso accade, non convince a pieno. La storia scritta a quattro mani da Derrickson e Cargill risulta avere un andamento a due velocità. Abbiamo così momenti che vengono mostrati molto dettagliatamente ed altri invece molto velocemente, conferendo al film un andamento altalenante. Come di consueto non mancheranno momenti che susciteranno risa e divertimento da parte del pubblico, anche se talvolta fuori luogo.

Convincente invece la regia di Scott Derrickson che riesce a portarci nel pieno dell’azione e a farci vivere pienamente la lotta tra le forze del bene e del male. Regia dinamica ma limpida in grado di farci gustare al meglio gli scontri corpo a corpo tra i personaggi presenti sullo schermo. Derrickson è un regista horror e si vede. A ciò vanno aggiunti gli spettacolari effetti speciali che fanno sembrare le magie e le distorsioni della realtà più vere che mai.

In conclusione Doctor Strange è un film non esente da difetti ma che risulta comunque avvincente, dinamico, adrenalinico e divertente. Sicuramente uno dei migliori film della Casa delle Idee. Non dimenticate di rimanere fino alla fine dei titoli di coda per le immancabili scene extra, che come sempre sono due.

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Una risposta a “Doctor Strange, la recensione

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