Willow, la grande avventura di un piccolo uomo

Non si esce vivi dagli anni ’80.

Questa frase è una delle poche certezze della vita di ogni essere umano e probabilmente anche di ogni alieno. Questa affermazione vale ancora di più se riferita al cinema, infatti nel decennio dominato da capelli voluminosi e mullet (orrendo taglio di capelli corto davanti, sopra e sui lati e lungo dietro) è stato probabilmente il più prolifico di tutti e non è un caso che molti dei film oggi considerati cult sono stati girati in questi anni.

Tra i film che appartengono di diritto a questa categoria vi è sicuramente Willow, fantasy del 1988 che vede George Lucas come ideatore del soggetto e produttore, alla regia Ron Howard e con protagonisti Warwick Davis (noto per aver vestito i panni dell’ewok incontrato da Leia in Il ritorno dello Jedi) e un giovane Val Kilmer.

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La pellicola vede protagonista Willow Ufgood (Warwick Davis) contadino di un piccolo villaggio di Nelwyn (nani) il cui sogno è divenire uno stregone. Un giorno i due figli di Willow trovano sulla riva del fiume vicino al villaggio una bambina Daikini (ovvero umana). La bimba, il cui nome è Elora Danan, è una principessa il cui destino è quello di sconfiggere la malvagia regina Bavmorda, la quale era salita al potere facendo uccidere la madre e la nutrice di Elora per evitare l’avverarsi di una profezia.

Seguendo i consigli di High Aldwin, il saggio vecchio del villaggio, Willow intraprenderà un lungo e difficile cammino per portare Elora al suo popolo. Durante il viaggio il piccolo uomo sarà aiutato dal guerriero Madmartigan (Val Kilmer), da due folletti e dalla vecchia strega Fin Raziel, intrappolata in forma di animale, e successivamente anche da Sarsha, figlia della malvagia Bavmorda ma innamorata di Madmartigan.

Willow affronterà e sconfiggerà la strega e una volta lasciata Elora Danan con Madmartigan e Sarsha, nuovi sovrani dei Daikini, che cresceranno la bambina come loro figlia, tornerà al suo villaggio per riunirsi alla sua gente e alla sua famiglia.

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L’idea di Willow venne a Lucas già nel 1972 ma a causa di vari impegni, American Graffiti prima e Star Wars in seguito, mise da parte il progetto. Lo riprese nel 1985 quando avvicinò Ron Howard il quale in quel momento era impegnato con la post produzione di Cocoon, i cui effetti speciali erano a cura della Industrial Light & Magic. Per la sceneggiatura venne contattato Bob Dolman il quale aveva pensato a ben sette differenti bozze per la trama per poi giungere alla stesura definitiva nel 1986.

Le riprese iniziate nell’aprile del 1987 si sono concluse nell’ottobre dello stesso anno e la pellicola è stata girata per la maggior parte agli Elstree Studios di Hertfordshire in Inghilterra, in Galles e Nuova Zelanda. Inoltre poiché la Cina non diede il permesso alla produzione di girare nel sud del Paese vennero inviati dei fotografi per immortalare specifici scenari usati successivamente grazie al blue screen. Come sempre quando c’è lo zampino di Lucas gli effetti speciali sono opera della Industrial Light & Magic che per Willow per la prima volta utilizza il morphing digitale.

Inizialmente il titolo del film avrebbe dovuto essere Munchkins e come Star Wars ha dato vita a situazioni mitologiche ben riconoscibili al pubblico adolescenziale cui il film era rivolto. Lucas aveva offerto il ruolo a Davis già sul set de Il Ritorno dello Jedi nel 1982 ma passarono cinque anni prima che Willow si concretizzasse e riguardo al film il cineasta ha dichiarato: “Ho sempre pensato fosse una grande cosa usare una piccola persona nel ruolo di protagonista. Molti dei miei film riguardano un piccolo ragazzo che combatte contro il sistema, in questo film l’idea è semplicemente più letterale” inoltre ha affermato che il motivo per cui il film fu girato negli anni ’80 è perché quando lo aveva pensato gli effetti speciali non erano abbastanza avanzati per dare vita alla sua idea.

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Non è stato facile per Lucas ed Howard trovare una major disposta a co-finanziare e distribuire Willow poiché molte consideravano il genere fantasy oramai morto, convinzione dovuta agli insuccessi di pellicole come Krull, Legend, Dragonslayer e Labyrinth. Visti i molti rifiuti l’ideatore della storia si rivolse alla Metro-Goldwyn-Mayer che all’epoca era guidata da Alan Ladd Jr., lo stesso che nel 1977 a guida della 20th Century Fox appoggiò l’idea di Star Wars. La MGM però all’epoca non navigava in buone acque e così l’accordo tra la casa di produzione e Lucas vedeva l’anticipo di metà del budget da parte di Ladd in cambio di diritti teatrali e televisivi e lasciando alla Lucasfilm i diritti homevideo e della pay tv offrendo in cambio l’altra metà dei 35 milioni di budget. 

Willow venne proiettato e promosso al Festival di Cannes del 1988 e arrivò in 1209 cinema USA il 20 maggio dello stesso anno. La pellicola nei soli Stati Uniti ha incassato 57 milioni di dollari – di cui 8 nel primo week end di programmazione, risultando un discreto successo al botteghino ma non il blockbuster che Lucas si aspettava. Ciò dipese sia dal doversi confrontare con film come Crocodile Dundee II, Big e Rambo III sia a causa di recensioni contrastanti che ne lodavano la narrazione ma stroncavano il resto. Nonostante ciò nel giro di poco tempo Willow è divenuto un cult tra gli appassionati e ha conquistato il mercato home video, essendo ancora oggi uno di quei film che ogni amante del cinema ha nella propria videoteca personale.

Nonostante recensioni discordanti e in molti casi poco lusinghiere la pellicola con Davis e Kilmer è riuscita a conquistare il pubblico grazie ad una storia che per quanto semplice è molto avvincente. Se è indubbio che la storia raccontata in Willow non sia del tutto originale visto che è il più classico dei viaggi dell’eroe, d’altra parte essa ha il pregio di riuscire ad emozionare e coinvolgere lo spettatore a distanza di quasi 30 anni. Probabilmente ha un finale un po’ frettoloso ma ciò non toglie che rimane un film adatto a tutti e che nonostante l’accoglienza non proprio calorosa al botteghino resta uno di quei cult da vedere.

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Punto di forza è sicuramente la colonna sonora scritta da James Horner ed eseguita dalla London Symphony Orchestra. Influenzati da componimenti come la Messa glagolitica di Leos Janacek, dal Requiem di Mozart, Danza araba di Edvard Grieg, composizioni di Sergei Prokofiev e molti altri, la colonna sonora di Willow riesce a fondere alle scene un senso di mitologia e completezza uniche e nonostante sia molto presente è tutt’altro che invasiva.

Senza dubbio Willow è una pellicola con non pochi difetti e probabilmente appartiene a quei prodotti validi ma girati nel periodo sbagliato ma resta comunque un film genuino, divertente e di grande intrattenimento, un cult da recuperare se non lo avete visto.

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