Il drago invisibile, la recensione

Era il 1977 quando la Walt Disney fece arrivare nella sale cinematografiche di tutto il mondo la commedia per famiglie Elliott il drago invisibile (Pete’s Dragon). Diretto da Don Chaffey e sceneggiato da Malcolm Marmorstein, è un film a tecnica mista e vede protagonisti il giovane Pete e Elliott, un grosso, tenero e pasticcione drago verde con ali e capigliatura rosa in grado di rendersi invisibile.

Da qualche tempo ad Hollywood è febbre da remake, reboot, sequel e prequel, e la Disney non è estranea a tutto ciò. E così a 39 anni di distanza ha deciso di riportare a nuova vita Il drago invisibile. Diretto da David Lowery, sceneggiatore insieme a Toby HalbrooksPete’s Dragon arriverà al cinema dal 10 agosto con un cast di tutto rispetto che comprende i giovani Oakes Begley e Oona Laurence e i veterani Bryce Dallas Howard, Wes Bentley, Karl Urban e Robert Redford.

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Il signor Meacham (Robert Redford) è un vecchio intagliatore di legno che da anni intrattiene i bambini della cittadina dove vive con racconti che vedono protagonista un drago, il quale secondo la leggenda vive nelle foreste del Pacific Northwest. Per tutti, in particolare per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard) le storie del padre sono solo leggende, almeno finché non incontra Pete. Il bambino di dieci è senza famiglia, è cresciuto nel bosco e sostiene di aver passato i sei di vita nella foresta insieme ad Elliott, un drago che assomiglia molto simile a quello presente nei racconti del signor Meacham. A Grace non resterà che scoprire se quello che sostiene Pete, e quindi le storie di suo padre, sono vere o sono solo leggende.

Dare vita ad un remake è sempre un’operazione rischiosa, soprattutto perché il nuovo prodotto si andrà a confrontare con l’originale e per quanto il nuovo film possa essere un buon prodotto quasi sicuramente è destinato a perdere in partenza (e a far storcere il naso ai fan) poiché deve vedersela con una pellicola che ha dalla sua il fascino del vintage. Il drago invisibile rappresenta l’eccezione, vediamo perché.

La storia portata sullo schermo ha prima di tutto il grandissimo pregio di prendere le basi del film del ’77 (ovvero l’orfano Pete e il drago) ma di costruire una storia totalmente nuova, dando vita così ad un’avventura piena di magia ed amicizia. Questa fiaba senza tempo – il film è ambientato negli anni ’70, ma potrebbe essere qualsiasi anno dell’era moderna – se da una parte riprende le tematiche dell’originale come la solitudine del protagonista, la sua grande amicizia con il drago e il fatto che tutti credano Elliott sia il suo amico immaginario, dall’altra le aggiorna con argomenti contemporanei, a partire dalle complicazioni intrinseche delle famiglie allargate, passando per la salvaguardia dell’ambiente fino ad arrivare alla paura di ciò che non si conosce.

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La sceneggiatura di Lowery e Halbrooks ci restituisce anche un Pete che di sicuro ricorda troppo Mowgli, Tarzan e tutti quei protagonisti cresciuti in un ambiente selvaggio, ma ha un background che gli conferisce più spessore. Il piccolo protagonista è un bambino spensierato e allegro ma al tempo stesso confuso e impaurito. Un personaggio a tutto tondo con cui è possibile identificarsi.

Lo stesso Elliott è un personaggio molto più accattivante. Se il drago del 1977 era burlone, maldestro e combina guai e con un aspetto fin troppo tenero (ali e capigliatura rosa), in questo remake oltre ad avere una stazza imponente si comporta come ciò che è, ovvero un drago. Come ogni animale che si rispetti gioca e scherza con il suo padrone e diviene protettivo quando questi è in pericolo. A differenza della sua controparte originale che si comportava come un bambino dispettoso, qui si comporta come un drago sputafuoco a tutti gli effetti.

Inoltre coloro che vengono a contatto con lui hanno reazione molto più veritiera e naturale. Abbiamo quindi lo stupore dei bambini o del signor Meacham, l’unico adulto a credere nella sua esistenza, e la paura degli uomini che li spinge a dargli la caccia perché pericoloso.

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Punti di forza del film sono senza dubbio la regia di David Lowery che restando molto vicino ai protagonisti della vicenda riesce a trasmetterci le loro emozioni e a portarci nel pieno della storia, la discreta sceneggiatura che dà vita a una storia tenera ed emozionante, la spettacolare fotografia e una CGI che dà vita ad un drago espressivo e vero come non mai.

Ottimo anche il cast che ha nel piccolo Oakes Fegley un Pete straordinario. Bryce Dallas Howard e  Wes Bentley restituiscono personaggi veri, Karl Urban è più che convincente nei panni del “cattivo” e Robert Redford nei panni del nonno saggio/pazzo del villaggio è ottimo.

La pellicola non è esente da difetti. Purtroppo nella seconda parte, quando la leggenda del drago che vive nel bosco diviene realtà tutta la struttura perde un po’ di consistenza (e di magia) e vira totalmente sulla caccia al mostro (in stile King Kong) mettendo bruscamente da parte tutti gli argomenti trattati finora. Nonostante ciò Il drago invisibile è uno dei migliori remake degli ultimi anni.

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Molte e sostanziali sono le differenze con la pellicola originale. Oltre all’aspetto di Elliott il drago diviene protagonista di canzoni popolari (in fondo è una creatura mitologica), Pete è un personaggio ben caratterizzato, non vi è traccia di personaggi bizzarri (vedi il Dr. Terminus) e vi è una diversa ambientazione. Se Elliott il drago invisibile era un musical con l’anima da slapstick comedy, il suo remake ne mantiene l’anima e momenti comici ma ha una storia meno spensierata e più articolata.

Il drago invisibile è un film in cui la magia Disney traspare dall’inizio alla fine ma si manifesta anche tramite le parole del signor Meacham, alter ego di Walt Disney, secondo il quale “se una cosa non la vedi non è detto che non esista”, chiaro invito a non smettere di mai di sognare. Un film per tutta la famiglia che conquisterà i più piccoli e che farà riflettere i più grandi.

Perché in fondo ammettiamolo, tutti noi ancora oggi che siamo adulti, sogniamo di avere un drago per amico.

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2 risposte a “Il drago invisibile, la recensione

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