Labyrinth, fantastica storia di crescita e amore fraterno

Gli anni ’80 sono stati probabilmente gli anni più prolifici per l’industria cinematografica. Non è un caso che molti dei film realizzati in questi anni sono divenuti in breve tempo dei veri e propri cult, in alcuni casi a prescindere dalla loro riuscita tecnica come ad esempio Howard e il destino del mondo.

Tra i cult che hanno segnato gli anni ’80 vi è sicuramente Labyrinth, film del 1986 diretto da Jim Henson (creatore dei Muppets), prodotto da George Lucas e con protagonisti una giovane Jennifer Connelly ed un ammaliante e sibillino David Bowie.

Labyrinth vede protagonista Sarah (Jennifer Connelly) una ragazza di 15 anni che ama la letteratura e che si diverte ad interpretare le storie che legge, in particolare il libro Labyrinth. Figlia di genitori separati, la ragazza non ha mai accettato la cosa tanto che non è mai riuscita ad accettare la nuova moglie del padre e il suo fratellino. Una sera mentre fa da baby sitter a Toby non riuscendo a calmarlo esprime il desiderio che gli gnomi lo portino via. Resasi conto dell’errore commesso Sarah intraprende un avventuroso viaggio all’interno del labirinto della Città dei Goblin per riprendersi il fratellino.

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Ispirandosi ad opere come Alice nel Paese delle Meraviglie, Il Mago di Oz e alle illustrazioni di Maurice Sendak e di M. C. Escher, Labyrinth è un racconto di formazione e di amore fraterno dove la protagonista imparerà, a seguito di un lungo ed insidioso viaggio, a credere in sé stessa e riuscirà ad accettare i cambiamenti avvenuti nella sua vita riuscendo così a lasciarsi dietro la rabbia provata verso il mondo e sopratutto non rinuncerà a sognare.

E proprio l’importanza della fantasia e dei sogni è uno dei temi portanti della pellicola. Sin dalle prime inquadrature ci viene mostrata una ragazza che si perde nella sua immaginazione, che crede fermamente all’esistenza dei goblin – tanto da chiedere il loro aiuto – e che dopo l’avventura in un regno fantastico non rinuncerà per niente al mondo ai suoi sogni, tanto che nella scena finale dirà ai suoi amici del mondo di Goblin che “avrò sempre bisogno di voi”.

Girato vicino New York e agli studi Elstree Studios in Gran Bretagna, Labyrinth rientra in quella lista di film troppo avanti rispetto ai tempi in cui è stato girato, uno di quei prodotti non capiti dalla critica dell’epoca che lo recensì negativamente. Fu anche un flop al botteghino: costato 25 milioni di dollari, ne incassò solo 12,5. E come molti film venne rivalutato nel tempo tanto che oggi è uno dei cult assoluti degli anni ’80 che si deve aver visto almeno una volta nella vita.

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La particolarità di Labyrinth è il suo cast. A parte i protagonisti Jennifer Connelly e David Bowie, il piccolo Toby e gli attori che interpretano i genitori di Sarah, tutti gli altri personaggi presenti nella pellicola sono marionette e pupazzi animatronici. Gli effetti speciali erano all’avanguardia, basti pensare che la maschera del gnomo Gogol aveva un sistema di servomotori che permetteva agli animatori di comandarne le espressioni del viso.

Labyrinth è un vero e proprio percorso di formazione, una storia di passaggio dall’adolescenza all’età adulta ed il labirinto pieno di insidie e pericoli che la protagonista percorre non è altro che metafora della vita e delle varie difficoltà che si incontrano e che si possono superare solo con la perseveranza e con la forza di volontà.

Un viaggio che mette anche in evidenza l’importanza della gentilezza e dell’amicizia, infatti Sarah oltre ad essere aiutata da Gogol – il quale alla fine si ribellerà a re dei goblin Jareth – avrà al suo fianco Sir Didymus – un simpatico yorkshire antropomorfo che cavalca un cane – e il gigantesco ma buono Bubo, che la ragazza salva dalle grinfie di Jareth. Sarà grazie a loro e all’amore per suo fratello che la protagonista riuscirà a sconfiggere il re dei Goblin e a tornare a casa.

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Oltre ai bellissimi costumi – indimenticabili quelli indossati da Jareth e quelli della scena del ballo – a far si che la pellicola sia divenuta un cult hanno contribuito sicuramente l’interpretazione degli attori convincente, un mondo tanto fantastico quanto reale e una colonna sonora indimenticabile di cui David Bowie, scomparso troppo presto, ha composto cinque brani, Magic Dance su tutti.

Labyrinth è uno di quei film che a distanza di 30 anni dalla sua uscita ha mantenuta intatta la magia e la poesia che da sempre lo contraddistingue, riuscendo ancora oggi ad emozionare ad ogni visione come fosse la prima. Se non lo avete visto il consiglio è di rimediare al più presto.

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