La Disney e il mondo LGBT: gli anni ’90

In occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia, pubblichiamo un approfondimento a cura di Blagoja Belchevski sul rapporto tra la Walt Disney Company e il mondo LGBT dalla sua fondazione negli anni ’20 fino ai giorni nostri. L’analisi che faremo è di tipo storico e si asterrà da ogni giudizio cercando di riportare il più obiettivamente possibile i fatti e i dati. 

Di seguito la seconda parte dell’approfondimento.

Trovate la prima parte completa di fonti cliccando QUI

La transizione tra gli anni ’80 e quelli ’90 per quanto riguarda la politica della compagnia nei confronti del mondo LGBT non è avvenuta del tutto negativamente. Il 1989 è stato segnato dall’uscita di La Sirenetta, che può essere facilmente considerato la prima esplicita strizzata d’occhio della Disney nei confronti della simbologia omosessuale. Gli animatori del 28esimo Classico hanno infatti apertamente riconosciuto di avere trovato in Divine, storica drag queen americana morta l’anno precedente, l’ispirazione per l’aspetto della carismatica strega dei mari Ursula.

Il 1991 invece vede il programmatore Doug Swallow organizzare insieme ad un gruppo di amici il primo Gay Days all’interno del Magic Kingdom di Orlando. Stabilita la data per il primo sabato di giugno, l’evento, pubblicizzato all’interno dei locali LGBT, sarebbe consistito nel presentarsi al Magic Kingdom vestendo una maglietta rossa per farsi riconoscere dagli altri partecipanti. Il raduno, organizzato all’oscuro della compagnia e della direzione del parco, ha registrato una presenza di 1,000-1,500 magliette rosse nell’anno della sua genesi. La Disney, seppur non appoggiando direttamente l’evento, non ha mai fatto nulla per proibirlo. Un memo ai dipendenti del parco da parte della direzione gli intimava di trattare quelle giornate come delle giornate qualsiasi in quanto “ogni giorno è un giorno gaio al Walt Disney World (every day is a gay day at Walt Disney World).” In un disclaimer del 1994, la compagnia si dissociava pubblicamente dall’evento, per quanto specificando di non discriminare in alcuna occasione. Sette anni dopo, i Gay Days hanno preso piede anche nel parco di Anaheim il primo weekend di ottobre. Ad oggi, ciò che è nato come un raduno è diventato uno dei Pride Parade più noti e frequentati degli Stati Uniti, arrivando a registrare un’affluenza di oltre 150,000 partecipanti nel 2010 soltanto. Naturalmente non si sono fatte attendere le critiche da parte delle associazioni religiose e conservazioniste americane, tra cui la Southern Baptist Convention che ha votato il boicottaggio dei parchi nel 1997, per poi cessarlo 8 anni dopo, nel 2005.

The Walt Disney Company, tuttavia, non si è limitata all’accoglienza passiva di un evento a tema LGBT nei suoi parchi. Nell’agosto 1992, infatti, si è tenuto negli studi di Burbank il primo incontro fra i dipendenti gay e lesbiche che avrebbe quindi portato alla fondazione della Lesbian And Gay United Employees (LEAGUE) Burbank, un’associazione unica del suo genere ai tempi della sua creazione. Un anno dopo, con il supporto di LEAGUE Burbank, un’associazione analoga ha avuto modo di formarsi ad Anaheim, comprendente lo staff LGBT del parco. Cinque mesi dopo il primo incontro della LEAGUE Anaheim, lo staff LGBT del parco di Orlando si è mobilitato nella fondazione di ALLIANCE. Per quanto supportate dalla Disney stessa, queste associazioni non disponevano dei diritti di esporsi pubblicamente a nome della Disney o di associare le loro attività ad essa. Lo status di queste associazioni non era politico bensì puramente sociale. “Noi non siamo ACT UP” dichiara infatti Steve Valkenburg, co-presidente di LEAGUE Anaheim, dissociandosi in questo modo dall’ondata di attivismo violento nata negli anni ’80 per fronteggiare l’indifferenza del governo statunitense nei confronti della problematica AIDS che stava mietendo sempre più vittime tra la popolazione LGBT.

ursula

Gli sforzi congiunti delle due LEAGUE, tuttavia, nonostante una serie di difficoltà e cavilli nella realizzazione, si sono concretizzati nell’autunno del 1995 attraverso l’estensione dei privilegi sanitari, dentistici e in caso di decesso già in dotazione ai loro dipendenti eterosessuali e ai loro coniugi ai dipendenti omosessuali e i loro partner che a patto che “vogliano sposarsi ma gli sia legalmente negato”. La “ABC of Domestic Partner Benefits” stesa dalla LEAGUE definiva attentamente i casi contemplati e rispondeva alle preoccupazioni della direzione dello studio di un possibile abuso nella concessione di questi benefici.

È innegabile quindi che gli anni ’90 abbiano visto una una maggiore esposizione dei dipendenti omosessuali della Disney Company. La Bella e la Bestia, del 1991, si apre infatti con la commemorazione di Howard Ashman, storico paroliere, sceneggiatore, produttore della Disney e omosessuale, morto di AIDS il 14 marzo del 1991. Sir Elton John, noto cantautore britannico ed attivista AIDS, ha collaborato con la Disney nella realizzazione della colonna sonora di Il Re Leone del 1994. Nel novembre dello stesso anno, lo speciale “Out in Hollywood” del periodico gay Out comprendeva una lunga lista di dipendenti dello studio o dei suoi sussidiari Touchstone e Hollywood Pictures: tra i più noti abbiamo Lauren Lloyd, vice-presidente della Hollywood Pictures; Andreas Deja, supervisore della Animation Division; Garrett Hicks, assistente amministrativo sempre della Animation Division e co-presidente della LEAGUE Burbank, per dire alcuni.

Le critiche nei confronti della Walt Disney Company, tuttavia, non partivano soltanto da parte delle associazioni conservazioniste, scontente dell’associazione della Disney con il mondo LGBT. La Gay and Lesbian Alliance Against Defamation (GLAAD), nata nel 1985 al fine di monitorare la rappresentazione del mondo LGBT da parte dei media, ha espresso il suo scontento nei confronti delle compagnie cinematografiche più influenti dell’epoca, tra cui la Disney stessa. Le rappresentazioni mediatiche di figure esplicitamente omosessuali, per quanto rare, erano tutt’altro che soddisfacenti e/o lusinghiere. Tranne pochi casi, l’omosessualità era ancora al centro di gag al limite dell’offensivo o comunque rappresentata come una depravazione socio-morale. Nel corso del primo decennio del nuovo millennio, una nuova ondata di conservazionismo renderà difficoltosa la scalata della minoranza omosessuale verso una degna rappresentazione mediatica, una dignitosa tutela legale e verso l’accettazione sociale. Non mancheranno tuttavia sottotesti sempre più evidenti ed esplicite rappresentazioni LGBT più dignitose, ed ancora una volta, sarà la Disney ad essere uno dei protagonisti di questa scalata.

 

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