Il fenomeno Hullabaloo e il mistero del 2D scomparso

Impazza sul web il fenomeno Hullabaloo.
Noi ne abbiamo già parlato QUI, ma per chi non lo sapesse si tratta di una campagna di crowdfunding lanciata da ex artisti Disney per realizzare il loro lungometraggio, chiamato appunto Hullabaloo. Si tratta di una storia dalle atmosfere steampunk che vede due ragazze appassionate di scienza invischiate in un mistero. Fin qui tutto normale, se non fosse che il suddetto film è in animazione tradizionale.

La reazione di chi segue l’animazione da vicino è di inevitabile tristezza. Dal 1995 (anno di uscita di Toy Story, il primo lungometraggio realizzato completamente in computer grafica), l’arte dei disegni a mano ha iniziato il suo rapido declino. La novità della CGI “tirava” tantissimo e tutti gli studi interpretarono gli incassi di Toy Story in modo inequivocabile: il 2D, ormai, è cosa vecchia. In realtà la Disney non si arrese subito, ma una serie di politiche sbagliate unite alla minaccia della concorrenza la portarono a dichiarare morta l’animazione tradizionale anche nel loro studio principale, quello che l’arte dell’animazione l’aveva inventata negli anni ’30. Via gli animatori storici, via lo studio 2D; da Chicken Little in poi si cambia musica.
Ed ecco perché la situazione attuale dell’animazione 2D è quella di Hullabaloo. Qualche coraggioso che ci prova c’è ancora, ma è necessario partire dal crowdfunding, consapevoli che nessuna major investirebbe in un film animato a mano.

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C’è però un particolare che sembra far crollare il castello di carte delle grandi case di produzione. Il mantra ripetuto finora è stato che il 2D è ormai superato e che le nuove generazioni sono più affascinate dalle potenzialità del fotorealismo della CGI. 
Eppure, e qui viene il bello, Hullabaloo è diventato un fenomeno. La campagna è stata lanciata il 27 agosto e in una decina di giorni ha ottenuto più del doppio dell’obiettivo iniziale, che era di 80.000 dollari. La trama avvincente e le atmosfere steampunk avranno fatto la loro parte, ma la realtà è che chi ha donato lo ha fatto perché Hullabaloo è stato presentato come il film che vuole salvare il 2D. È una risposta forte e chiara a chi ha dichiarato morta questa tecnica. Il pubblico vuole l’animazione a mano.

Lo dimostrano tante cose. La reazione alla possibile chiusura dello Studio Ghibli, ad esempio. L’amore degli spettatori per i nuovi cortometraggi Disney come Paperman, creato con una tecnica che permette di usare la matita sopra forme in 3D. Il modo in cui Duet, il nuovo corto di Glen Keane, è diventato virale. Oppure l’entusiasmo del web per Moana, il nuovo Classico Disney che promette “un look 2D”. O ancora, più banalmente, i tanti commenti che, con malinconia, affermano: “Frozen è bello, ma se fosse stato in 2D…“. Insomma, i fan chiedono a gran voce un film “vecchio stile”, pur non disdegnando sicuramente le nuove opere come il già citato Frozen, campione di incassi in grado di superare l’indimenticabile Re Leone.

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Ma com’è la situazione all’interno degli studi di produzione? In una parola: tragica. Disney ci ha provato con La Principessa e il Ranocchio e non è andata bene. Il film che doveva essere il grande ritorno del 2D è stato un flop, e a farne le spese è stata proprio la tecnica. Risultato? Il Classico in 2D seguente, Winnie the Pooh – Nuove avventure nel Bosco dei 100 Acri, che pure è un gioiellino, è stato fatto passare inosservato per volere della stessa Disney, che ha così trovato una scusa per chiudere definitivamente e dedicarsi solo al 3D. L’animazione tradizionale sopravvive in piccole dosi nei corti animati, ma gli animatori rimasti agli studi si possono contare sulle dita di una mano e un ritorno del 2D è quantomai improbabile.
Fuori da casa Disney, le promesse di un film “tradizionale” sono state tante e tutte vane. DreamWorks, ad esempio, annunciò qualche anno fa Me and My Shadow, un film misto CGI/2D, poi rapidamente archiviato e rimandato a data da destinarsi. L’ultimo rumor riguarda la Laika, mamma di Coraline, ParaNorman e BoxTrolls (di prossima uscita). La casa è nota specialmente per i suoi film in stop motion, ma ha di recente espresso il suo interesse per la questione animazione tradizionale. Ovviamente, però, tra il dire e il fare c’è di mezzo il budget.

Gli studi si sono adagiati comodamente sulle loro convinzioni. La CGI è più economica, più facile, ma soprattutto attira di più. Impossibile creare un film disegnato a mano, non piacerebbe ai bambini abituati al 3D. Questa serie di scuse permette di lavarsene tranquillamente le mani. Di fatto, nella maggior parte dei casi, non ci si pone nemmeno il problema, e del resto i numeri danno ragione a loro. La Principessa e il Ranocchio è stato un flop, mentre Frozen il più grande successo della storia del cinema d’animazione. Tutto torna.
Poi però, dal nulla, spunta un progetto come Hullabaloo, che sembra andare nella direzione contraria. Un’idea che ha ricevuto il plauso e l’entusiasmo del popolo di internet perché è bella, originale, fatta da artisti appassionati, ma soprattutto perché ha il cuore e l’aspetto di un vecchio film Disney in 2D.
La rinascita dell’animazione tradizionale avverrà quando il pubblico si accorgerà di quello che ha perso, disse un ex animatore Disney tempo fa. E forse Hullabaloo è il primo piccolo passo.

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4 risposte a “Il fenomeno Hullabaloo e il mistero del 2D scomparso

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  3. Pingback: Che cosa è successo all’animazione 2D? | Impero Disney·

  4. Mi sono innamorato dell’animazione 2d con tarzan e Glen Keane e nessun film finora prodotto in 3d è riuscito a restituirmi quella sensazione,il sapore di quelle animazioni a matita nenche il tanto osannato frozen campione d’incassi,anzi quello meno di tutti,di tecnica sopraffina ma senza umanità,originalità e incanto,volendo mettere a confronto protagoniste femminili scusatemi ma a mulan può solo pulire le scarpe.

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